A cura di Paola e Alessia (partecipanti Green Innovators)
Cosa è uno Youth Exchange?
Ogni anno, la Commissione Europea offre ai giovani tra i 13 e i 30 anni la possibilità di partecipare ad attività formative in contesti non formali, volte ad approfondire temi di rilevanza europea. Tra le opportunità offerte dal programma Erasmus+ figurano gli Youth Exchange (Scambi Giovanili), un’esperienza a cui l’Associazione Jonathan ha preso parte nel mese di agosto 2025.

Gli scambi giovanili rappresentano occasioni di incontro tra coetanei provenienti da diversi Paesi europei, della durata compresa tra i 5 e i 21 giorni. Durante questi brevi soggiorni, i partecipanti affrontano tematiche condivise attraverso workshop, dibattiti e attività artistiche con l’obiettivo di favorire il dialogo interculturale e la crescita personale. Il tutto si svolge in lingua inglese per incentivare anche lo sviluppo di competenze linguistiche.
È possibile partecipare a tali progetti tramite organizzazioni locali o gruppi informali di giovani, dimostrando interesse nell’intraprendere nuove esperienze ed ampliare le proprie relazioni con persone provenienti da contesti culturali differenti.
La partecipazione agli scambi prevede un fase di preparazione dei partecipanti e organizzazione di attività da svolgere durante il soggiorno. Poi l’effettivo scambio ed, infine, un momento di restituzione nei mesi successivi, in cui viene presentato il progetto alla propria comunità locale.
Dal punto di vista pratico, i costi di viaggio vengono rimborsati e vitto e alloggio nel Paese ospitante sono completamente coperti.
Al termine dell’esperienza, ogni partecipante riceve lo Youthpass, una certificazione ufficiale che attesta la partecipazione al progetto e offre una riflessione individuale sullo sviluppo delle competenze personali e sociali acquisite durante lo scambio.
Ed è proprio questa l’esperienza che abbiamo vissuto, poco più di un mese fa.
La nostra esperienza in Lituania
Il progetto a cui abbiamo preso parte si intitola “Green Innovators” e si è svolto nell’arco di otto giorni in Lituania, Paese che ha ospitato lo scambio. Non eravamo soli: insieme a noi hanno partecipato giovani provenienti da Grecia, Azerbaigian e Lituania, creando un gruppo multiculturale pronto ad affrontare temi legati alla sostenibilità.

Ma ora vogliamo raccontarvi la nostra esperienza.
Ebbene, questa è la storia di come otto semisconosciuti di Torino si sono trovati un pomeriggio di agosto all’aeroporto di Caselle. Una volta inviata l’application e avere, in seguito, saputo di essere stati selezionati per Green Innovators, nessuno di noi sapeva bene come muoversi; fortunatamente, l’Associazione Jonathan ci ha affidato alle preziose mani di Sara, che ci ha spiegato qualche dettaglio in più soprattutto rispetto al da farsi prima di partire. Per prima cosa, il progetto richiedeva la creazione di un contenuto che mostrasse un ostacolo alla sostenibilità nella nostra città. Noi abbiamo realizzato un breve video (molto divertente, che trovate qui) sulle difficoltà incontrate dai ciclisti a Torino.
Video fatto, biglietti comprati, cibo di scorta messo in valigia ed eravamo pronti per l’avventura, che è iniziata con una notte in ostello a Vilnius per poi passare la mattina successiva a visitare la capitale: ventosa, sì, ma piena di colori, arte, chiese e tetti colorati. Ci è piaciuta talmente tanto che non vedevamo l’ora di tornarci l’ultimo giorno, ma prima bisognava effettivamente fare ciò per cui eravamo venuti in quel Paese di cui sapevamo così poco. Dopo un breve spostamento in treno, siamo stati accolti da una folla di persone: gli altri partecipanti provenienti da Lituania, Grecia e Azerbaigian e dallo staff di Nekser, l’organizzazione lituana di cui eravamo ospiti. E finalmente Green Innovators ha avuto inizio.
È iniziata una settimana piena di attività immerse nel verde: qualche gioco per imparare a conoscerci, esplorazioni della natura in mezzo a cui ci trovavamo, per poi passare al cuore del progetto con la realizzazione di materiale informativo per l’Asveja Regional Park. Durante la nostra visita alla palude gli esperti operatori del Parco ci hanno raccontato l’importanza di luoghi come quelli per l’ecosistema e l’ambiente e tutti i rischi a cui sono sottoposti, soprattutto a causa dell’intervento umano. Per questo siamo stati divisi in 4 gruppi che hanno realizzato rispettivamente un video di sensibilizzazione sull’impatto dell’attività umana sulla natura, un’infografica interattiva per educare i visitatori sulle varie aree del Parco, un acquario esperienziale che riproducesse una piccola porzione di palude con cui i visitatori, immergendo la mano, potessero toccarla e tirarne fuori delle sfide o domande a cui rispondere, e infine un gioco educativo sulla conservazione della natura e il cambiamento climatico. Questa attività così importante ha richiesto tutto il nostro impegno e si è prolungata per due giornate e mezza, nelle quali tutti i gruppi hanno dato il massimo per creare qualcosa di concretamente utile alla comunità di Dubingiai. E alla fine gli sforzi sono stati ripagati: le 4 presentazioni dei risultati hanno mostrato dei materiali che l’Asveja Regional Park potrà usare in futuro nell’educazione dei visitatori.

Un altro aspetto importante sul quale abbiamo lavorato l’ultimo giorno è stato lo schema di lavoro riguardante il follow-up di Green Innovators: ogni gruppo, una volta tornato a casa, dovrà sviluppare un progetto che possa incentivare alla sostenibilità da sviluppare nelle proprie città. L’Italian team ci sta lavorando, per cui non possiamo ancora svelare di cosa si tratta nello specifico; possiamo però fare qualche spoiler: ci saranno biciclette, un po’ di competizione, ma soprattutto… tanti gnocchi! Seguiranno – speriamo a breve – aggiornamenti in proposito.
Quella di Green Innovators è stata un’esperienza arricchente per ognuno di noi, soprattutto perché abbiamo trovato delle persone preziose con cui abbiamo stretto legami importanti e con cui abbiamo scambiato idee, opinioni ed emozioni. Tuttavia, come è logico, non sono mancate le criticità. C’è da dire che, per quanto il progetto si sia svolto in uno dei Paesi più verdi d’Europa, sono mancati degli accorgimenti che, per noi italiani, sono ormai abbastanza scontati e fondamentali in materia di sostenibilità: mancava la raccolta differenziata, ad esempio, cosa a cui abbiamo provveduto creandola noi; i pasti inizialmente sarebbero dovuti essere tutti vegetariani, visto appunto il tema dello scambio, ma alla fine sono diventati onnivori e, date le diverse esigenze alimentari dei partecipanti, ci sono state, almeno inizialmente, diverse difficoltà sulla composizione dei piatti. Inoltre, i pasti – colazione, pranzo e cena – venivano portati da un catering esterno in confezioni totalmente in plastica, il che significa quasi un centinaio al giorno!
Durante le considerazioni finali e la valutazione dell’esperienza abbiamo ovviamente avuto modo di appuntare tutte le osservazioni fatte in merito. Siamo pienamente fiduciosi che, grazie alle opportunità di condivisione di buone pratiche, abitudini e conoscenze sulle diverse tematiche su cui si fondano, questi scambi europei possano concretamente portare un cambiamento significativo alla sensibilità e all’azione dei giovani (e non solo) che vi prendono parte, nella speranza di contribuire attivamente alla creazione di un mondo migliore.





